Giovanni Battista Rigon

SPECIALE AMADEUS ottobre 2000
LE SETTIMANE MUSICALI DI VICENZA
di Nicoletta Sguben

 

“Si sta tutti nello stesso albergo, si va tutti a mangiare nello stesso ristorante, in pratica si vive insieme lavorando delle intere giornate alla fine delle quali ci sono i concerti”. E' con queste parole che Giovanni Battista Rigon, direttore artistico delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza ritrae il clima di uno dei festival più vivaci e particolari dell'estate Italiana. Per una quindicina di giorni, nella cornice preziosa del palladiano Teatro Olimpico, musicisti di riferimento nel campo solistico e cameristico si riuniscono per fare musica insieme. A invitarli è il Trio Italiano, complesso animatore del festival formato dal pianista Rigon, dalla violinista Sonig Tchakerian e dalla violoncellista Silvia Chiesa che fanno da amabili padroni di casa. “Lo spirito è quello di far musica fra amici - spiega Rigon- ampliando la formazione del trio. Infatti, durante e settimane che si svolgono in giugno, suoniamo anche in altri gruppi; quest'anno per esempio ho lavorato nel Quintetto di Mozart coi fiati e nel Quintetto di Schumann; Sonig e Silvia hanno invece suonato con Brunello, Rossi, Nordio e Zaltron il Sestetto di Schönberg e l'Ottetto di Mendelssohn. Insomma, ci combiniamo in geometrie variabili”.

E la meraviglia di una sede come il Teatro Olimpico?

Un luogo unico al mondo, sia come ambientazione scenica che come acustica, particolarmente adatta a esaltare gli ensemble cameristici dal duo fino al nonetto. Tutti gli artisti che suonano in questo teatro rimangono estasiati. E poi c'è un contatto col pubblico ravvicinato: l'impressione è che le persone siano davvero tutte attorno ai musicisti, vicine a loro. Un contatto che si trasforma in affezione vera e propria, infatti il Festival è molto seguito dal pubblico: gente che alla fine dei concerti ci viene a salutare dietro le quinte e fa di tutto per aggirare gli ostacoli dati dagli impianti antincendio e antifurto che all'Olimpico non sono solo quelli di un normale teatro: sono quelli di un museo. Pensi che i più affezionati si scusano se per caso non possono essere presenti al concerto del giorno dopo. Purtroppo l'Olimpico è una cornice sempre molto ambita (anche per iniziative tipo congressi, eccetera) e abbiamo a volte difficoltà a fissare le date per gli appuntamenti del Festival. Speriamo però che, vista la tradizione consolidata e il rilievo che il Festival ha ormai raggiunto - non da ultimo anche grazie a iniziative come questa di Amadeus - il Comune di Vicenza decida di investire un tantino di più su questa manifestazione e ci riservi ogni anno un periodo specifico che permetta al Festival di esprimersi al meglio e, magari, di svilupparsi ulteriormente.

Come ideate i programmi?

C'è sempre un tema conduttore, scelto in base ai musicisti che effettivamente parteciperanno all'edizione e stimolato da vari spunti. Nel '96, per esempio, ricorreva il centenario della morte di Clara Schumann, così abbiamo ideato un percorso in sei serate, ciascuna delle quali dedicata alla musica di una donna e all'ambiente a lei circostante. Quest'anno l'abbinamento è stato fra i Brandeburghesi e i grandi capolavori della musica da camera: un tracciato che dai Quintetti di Mozart è giunto al Sestetto di Schönberg passando per Beethoven, Mendelssohn, Schumann, Liszt, Frank e Brahms.

E in termini di sovvenzioni come sta il Festival?

Questo è il lato dolente. L'anno prossimo ricorre già il decennale, ma evidentemente siamo nati troppo tardi per poter usufruire di sostanziosi fondi ministeriali. Le nostre sovvenzioni sono minime, non le cito le cifre perché sono quasi ridicole. Perciò dobbiamo trovare degli sponsor di anno in anno, un lavoro difficile (si parla del settanta per cento del budget di sponsorizzazioni private) oltreché pesante in quanto porta via tempo anche alla musica e crea non pochi stress. Finchè ce la facciamo... speriamo di poter continuare, ma certo fa un po' sorridere quando si legge che le fondazioni, questi nuovi enti di sostegno, dovranno arrivare al dodici per cento: una soglia vista come una meta! Fa un po' sorridere perché noi, senza gli sponsor, che alla fine diventano nostri amici, non faremmo assolutamente niente. Un altro aiuto poi ci viene dagli artisti, disposti a partecipare al Festival a condizioni veramente particolari. La speranza è che da parte del Ministero, della Regione e del Comune ci sia in futuro più attenzione a questa rassegna che di fatto funziona sia nella risposta del pubblico che nel riconoscimento della critica.

 

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