Giovanni Battista Rigon

IL GIORNALE DI VICENZA
11 gennaio 2011
UNA BACCHETTA VICENTINA AL SAN CARLO DI NAPOLI IN OMAGGIO A PERGOLESI

Il musicista che ha fondato e dirige le Settimane Musicali al Teatro Olimpico Giovanni Battista Rigon dirigerà “La serva padrona” in un'edizione che strizza l'occhio al grande Di Giacomo, maestro della canzone napoletana.

Vicenza e Napoli, accomunate dalla musica. Non solo ora, grazie al direttore d'orchestra vicentino Giovanni Battista Rigon, ma anche oltre due secoli fa. Ora: Titta Rigon è infatti impegnato al Teatro San Carlo di Napoli in un progetto di Roberto De Simone dedicato a Pergolesi, che vede l'allestimento de 'L'Olimpiade' e de 'La Serva Padrona'. Oltre due secoli fa: l'Olimpiade, sempre su libretto di Metastasio, pur musicata per l'occasione dal napoletano Cimarosa, inaugurava nel 1784 il Teatro Eretenio di Vicenza.Per questa Serva padrona, l'opera buffa più celebre di Pergolesi, la prima è prevista per domani, con repliche fino alla fine del mese. Per undici serate (ma sono previste anche alcune matinée) Titta Rigon sarà sul podio nel foyer del San Carlo, uno dei teatri più importanti d'Europa. È lo stesso Rigon a spiegarci i motivi e le ragioni della sua presenza nel capoluogo campano. Lo raggiungiamo telefonicamente, visto che la sua permanenza a Napoli si protrarrà sino a fine gennaio.Maestro Rigon, Napoli arriva dopo un 2010 ricco di soddisfazioni e successi. Un inizio d'anno foriero di buoni auspici: che dicono le stelle per il suo segno? «Se devo dirle la verità, credo poco agli oroscopi… Credo molto di più nel lavoro, nella creatività e nell'impegno appassionato, che nel campo della musica poi, è fondamentale. In effetti il 2010 è stato un anno di svolta per la mia attività: a febbraio ho diretto a Beyrut due concerti con l'Orchestra Sinfonica Nazionale Libanese, ad aprile e maggio ero a Seul per due Opere di Vivaldi e Rossini nell'ambito di un Festival dedicato a Pier Luigi Pizzi, a luglio ho debuttato al Festival Rossini di Wildbad, in Germania. Nel mezzo, vari impegni italiani, tra cui il Don Pasquale all' Olimpico, come ogni anno per le Settimane Musicali». E per il resto del 2011, ci può fornire qualche anticipazione? «I progetti più significativi, dopo questa Opera al San Carlo, sono un invito che ho ricevuto dalla Filarmonica 900 del Teatro Regio di Torino, in un programma tutto italiano nell' ambito delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia e il Don Giovanni di Mozart, che allestiremo a maggio all'Olimpico, ma nella prima versione, quella che Mozart allestì a Praga, città alla quale è dedicata la XX edizione delle Settimane Musicali. Ma ci sono in cantiere anche alcune uscite discografiche, tra cui due Opere in Dvd, Adelina di Pietro Generali, registrata in Germania e Il Turco in Italia registrato all'Olimpico nel 2009». Tornando alla viva attualità: che ci fa Rigon a Napoli? «Sono stato chiamato dalla direzione del Teatro San Carlo per dirigere La Serva Padrona nell'ambito del Progetto del maestro Roberto De Simone, una sorta di appendice alle celebrazioni pergolesiane del 2010, in cui ricorrevano i 300 anni dalla nascita del compositore iesino, ma naturalizzato napoletano. Pergolesi fu un musicista particolarmente sfortunato in vita, basti dire che morì a soli 26 anni di tisi, ma la sua musica ebbe un enorme impatto dopo la sua morte, soprattutto con lo Stabat Mater, copiato e parafrasato anche dal sommo Bach e con questa Serva Padrona, che, allestita a Parigi a metà Settecento, diede adito alla Querelle des Buffons, con caustiche prese di posizione, per esempio, da parte di Rousseau».I nomi della regia e il cast della sua direzione napoletana? «La regia è di Mariano Bauduin, assistente di De Simone che invece cura direttamente la regia dell'altra Opera in programma, l'Olimpiade. Dato l'elevato numero di recite, lavoreremo con due cast, che comprendono i bassi Colajanni e Tagliavini, i soprani Alessia Grimaldi e Mariangela Sicilia ». E la regia, senza svelare troppi segreti, è tradizionale?«Questa “Serva” è molto napoletana! Ed è ambientata a casa di Salvatore Di Giacomo - tra i numi tutelari della canzone napoletana verace - dato che la storia familiare dell'autore di 'Marechiaro' è proprio simile al canovaccio pergolesiano. Naturalmente si modificano i riferimenti storici e lo sviluppo è a Napoli a fine '800, inizi Novecento. Nell'impianto musicale con adeguate accortezze sono stati inoltre inseriti una Sinfonia per orchestra d'archi di Pergolesi, una melodia, sempre di Pergolesi, ristrumentata da Mimmo Napoletano e due celebri canzoni di Salvatore Di Giacomo: “Marechiaro” e “Era de maggio”. Altra particolarità: Vespone, il servo muto dell'Intermezzo di Pergolesi, in questa versione 2011 suona la chitarra, il mandolino e… canta una sua Aria. Raffaello Converso, napoletanissimo Vespone, qui al San Carlo, è un musicista poliedrico e straordinario!».Qualche altra bizzarria? «Dopo tante produzioni in teatro, ho fatto anche io la mia prima prova costume, come fanno sempre i miei colleghi cantanti. Il regista mi vuole in fatti sul podio in abito di fine Ottocento, impersonando pure io quel Salvatore Di Giacomo cui fa riferimento il costume di Uberto, il basso che canta nell'Opera. Ho accettato, anche per curiosità, questa bizzarria, ma ho chiesto per cortesia di evitare trucco e parrucca e sono stato accontentato».Parrucche a parte, questa esperienza è ricca e soddisfacente. «Beh, certo, avere la fortuna di dirigere in un tempio della musica come il San Carlo, il più antico teatro d'opera europeo, è una grande emozione. Quando è stato scritto il repertorio che io abitualmente frequento, con autori come Rossini, Donizetti, Mozart, questo teatro era forse il più importante in Europa. La fama di Scala e Metropolitan, per citarne solo due, era tutta da venire…Questa città, poi, è veramente straordinaria: ricca di storia, arte, cultura, buon tavola… ancora oggi si sente che per secoli è stata una delle capitali d'Europa».

 

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