Giovanni Battista Rigon

L'ARENA
20 Aprile 2012
NON E' BUFFA, NON E' SERIA.
LA GAZZA LADRA E' UN'OPERA MODERNA
di Gianni Villani

Giovanni Battista Rigon ha condiviso alcuni importanti successi con noti registi, ormai di casa a Verona. Francesco Micheli e Damiano Michieletto, per esempio. Con quest'ultimo affronta La gazza ladra di Gioachino Rossini, che la Fondazione Arena porta in scena da questa sera al Filarmonico (alle 20,30, poi quattro repliche). Chiediamo al direttore vicentino come vive il debutto nel nostro teatro. «Il Filarmonico è pieno di storia», dice. «E io sono molto sensibile alla storia dei luoghi. Quando dirigevo al San Carlo di Napoli passavo religiosamente ogni giorno davanti al palco che occupava Rossini. In realtà sono già stato più volte ospite del Filarmonico, come pianista. L'ultima è stata nel 2001 quando eseguii con il Trio Italiano il Triplo di Beethoven con la Royal Philharmonic e Daniele Gatti. Chi lo avrebbe mai detto che ci sarei tornato... sul podio? È una grande soddisfazione!».

Questa Gazza è stata definita opera semiseria. Perché?

Perché non si tratta né di un'opera buffa, di genere comico come il Barbiere, né di un'opera seria, con vicende storiche o mitologiche. Il genere "misto" è quello tutto sommato più moderno, più realistico e attuale, che sfociò poi nel melodramma ottocentesco. Infatti la vicenda de La gazza ladra è tratta da un fatto di cronaca accaduto solo qualche anno prima in Francia. Un'opera "scura", a mio avviso, che, nonostante il finale risolto positivamente, lascia nell'ascoltatore una forte impressione. La considero a tratti "pre-verdiana", come Semiramide, altro capolavoro rossiniano che ho avuto il privilegio di dirigere.

Che difficoltà presenta la sua partitura oltre ad essere quasi proibitiva per il canto?

La difficoltà forse più evidente è riprodurre oggi, con strumenti del tutto differenti - in generale molto più sonori e brillanti di un tempo - gli equilibri corretti tra palcoscenico e orchestra. Spesso dove Rossini scrive "fortissimo" si deve suonare un "mezzoforte" leggero, altrimenti le voci non passano. In questo caso devo dire che l'orchestra areniana sta facendo un lavoro lodevolissimo, con grande pazienza. Altra difficoltà per il direttore è la presenza molto estesa del coro, che va diretto e coordinato con grande attenzione: anche qui ho la fortuna di avere un ottimo coro, preparato dal bravissimo maestro Armando Tasso, con cui sono entrato subito in grande sintonia musicale ed umana. Le forme compositive presenti nella Gazza sono estremamente varie a fantasiose: in particolare sono impressionato dall'enorme organismo del Coro-Quintetto del secondo atto, addirittura più complesso dello stesso Finale dell'opera.

La sua carriera procede più come pianista o come direttore?

Da qualche anno ho abbandonato del tutto l'attività di pianista, per farla procedere solo come direttore. Dopo un breve periodo, in cui ho cercato di far coesistere le due cose, nel 2005 ho tenuto il mio ultimo concerto da pianista. Credo sia giusto ad un certo punto fare chiarezza, per sé e per gli altri, e scegliere quello che più ci interessa fare, dedicandovi il massimo del tempo e delle energie. La svolta è stata incontrare e frequentare per alcuni anni Daniele Gatti, un grande direttore che mi ha incoraggiato a "fare il salto". Poi tutto si è sviluppato in modo molto spontaneo e armonioso, fino ad arrivare a dirigere l'opera: un genere che mi ha sempre molto affascinato, per l'interazione tra la musica, le emozioni e le vicende dei personaggi, che mi ha fatto debuttare in teatri come La Fenice e il San Carlo.

Non trova che oggi ci sia un eccessivo «carico» di colleghi strumentisti che si dedicano alla direzione d'orchestra?

Forse sono la persona meno adatta a rispondere, perché è esattamente questo il percorso che ho fatto. Però un musicista curioso e appassionato non può non sentire il richiamo del repertorio magnifico ed amplissimo che il podio ti permette di affrontare.

Che impegni l'aspettano nell'immediato futuro?

Il prossimo, vicinissimo, tra meno di un mese, è un Ratto dal serraglio al Teatro Olimpico di Vicenza: si tratta in realtà della prima esecuzione assoluta di una versione in italiano realizzata per il Teatro alla Scala nel 1838 e mai rappresentata. Abbiamo recuperato e trascritto il manoscritto originale. Ogni anno a Vicenza, nell'ambito delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, festival di cui sono il direttore artistico, facciamo operazioni di questo tipo e proprio nei giorni scorsi ci è stato attribuito il Premio Abbiati della critica musicale italiana.


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