Giovanni Battista Rigon

LUCCAMUSICA
giugno 2006
A COLLOQUIO CON GIOVANNI BATTISTA RIGON
di Simone Soldati

 

Nell’ambito della prossima edizione delle Settimane Musicali che si tengono al Teatro Olimpico di Vicenza, verrà rappresentato “Il flauto magico”, versione italiana della Zauberflote che Giovanni De Gamerra approntò per il Teatro di Praga. Puoi parlare di questa rappresentazione?

Credo che per un festival come il nostro abbia senso esistere solo se si riescono a proporre cose nuove ed interessanti. L'idea che la Zauberfloete possa essere stata tradotta in italiano 30 anni prima di essere effettivamente rappresentata in Italia, per Praga, Dresda e Lipsia, perché solo in italiano poteva avere accesso ai teatri più importanti è veramente sorprendente, con il senno di 200 anni di “progresso” alle spalle. Questo vuole essere il senso della nostra operazione: la prima ripresa in tempi moderni (la partitura è stata ricostruita seguendo fedelmente i manoscritti dell'epoca) di questa versione. Abbiamo coinvolto in questa avventura un regista dalla creatività originalissima come Marco Gandini, oltre ad un cast di giovani voci di grande qualità.

Sei il responsabile artistico delle Settimane Musicali che si caratterizzano per l’originalità delle proposte. Quali sono le linee guida del tuo modo di programmare?

Principalmente l'idea di rompere quel velo di indifferenza, che, credo, tiene lontana una parte rilevante del pubblico italiano dal nostro grande patrimonio musicale. Sono ormai talmente affezionato a prendere spunto da una tematica specifica - una sorta di “mostra della musica” ha definito il festival uno degli amici che ci suona ogni anno, Mario Brunello - che ho iniziato a programmare per cicli pluriennali.

Hai vinto il Premio Gui con il Trio Italiano…

E' stata un'esperienza molto bella, perché l'ho vissuta - l'abbiamo vissuta, assieme a tutti i colleghi con cui ho avuto l'onore di suonare stabilmente, prima di tutto mia moglie Sonig Tchakerian, che credo sia attualmente tra i migliori violinisti italiani, ma anche la violoncellista Teodora Campagnaro, purtroppo prematuramente scomparsa nel 2004, gli altri violoncellisti Silvia Chiesa e Luca Signorini - con la massima tensione etica, con l'idea di “donarsi” credendo totalmente nella musica che amavamo e che andavamo eseguendo.

Insegni al Conservatorio di Padova. Una riflessione sul momento attuale dell’istruzione musicale in Italia.

Dirò certo una banalità, ma sostengo sempre che il problema in Italia è la mancanza di un'istruzione musicale “di base” che crei nella società la consapevolezza che l'enorme patrimonio storico, umano, culturale della musica classica esiste, e che vale la pena di conoscerlo e di frequentarlo, perché ci rende felici e migliori. Situazione ancor più paradossale nel paese in cui sono stati inventati il violino, il pianoforte, l'opera... Ancor oggi tutto il mondo parla l'italiano se nomina un “Allegro”, un “Adagio”, un “Concerto” - come parla inglese se nomina un “Computer”. I problemi dell'istruzione musicale professionale nascono tutti da qui: se non c'è la consapevolezza della funzione sociale della figura del musicista, l'istruzione musicale professionale può essere buona o meno, ma soprattutto corre il rischio di essere inutile, una presa in giro.

 

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