Giovanni Battista Rigon

VENEZIA MUSICA
maggio 2011
UN DON GIOVANNI IN BIANCO E NERO AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA
di Federica Bressan

“Una qualsivoglia partitura della prima metà del Settecento, sia pure autografa, non è da intendere feticisticamente come musica compiutamente scritta, ma come materiale che (…) viveva con l'apporto di una oralità sottintesa e condivisa, che comprendeva uno stile esecutivo (…) fino a comprendere l'improvvisazione, ovverosia la facoltà (…) di intervenire compositivamente in uno spazio predisposto dall'autore...” (Roberto De Simone)

 

Nel Settecento era consuetudine diffusa tra i compositori quella di rimaneggiare più volte le opere, a seconda degli interpreti che la eseguivano e del teatro in cui venivano proposte.

“Non esiste nel ‘700 il concetto di opera d’arte "chiusa", come dimostra la presenza di almeno due versioni dell’opera Don Giovanni di Wolfang Amadeus Mozart”. Così racconta il maestro Giovanni Battista Rigon che dirigerà il Don Giovanni di Mozart, in occasione della XX edizione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza.

Don Giovanni, seconda delle tre opere italiane su libretto di Lorenzo Da Ponte, fu composta tra il marzo e l'ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni. Venne commissionata al giovane compositore salisburghese dall'imperatore Giuseppe II e andò in scena per la prima volta il 29 ottobre 1787 al Teatro degli Stati Generali di Praga.

Già nella scelta del libretto, Da Ponte si appoggiò ad un precedente libretto di Giovanni Bertati intitolato Don Juan Tenorio, ossia il convitato di pietra apportandovi importanti modifiche. Bertati, a sua volta, aveva quasi certamente derivato il suo testo da un dramma in versi dell'anno 1630 del grande scrittore spagnolo Tirso de Molina, il seduttore di Siviglia e il convitato di pietra (El burlador de Sevilla y Convidado de piedra).

Il tema di Don Juan Tenorio, ripreso dalla fantasia popolare, consentì a de Molina, che articolò il suo racconto in tre distinte giornate del burlador de Sevilla, di inaugurare quella che sarebbe stata la fortunata sorte letterario-musicale di Don Giovanni. Un riferimento importante per Da Ponte e Mozart fu sicuramente anche il Don Giovanni o il convitato di pietra di Molière.

Dopo il grande successo praghese l'opera venne rappresentata nel mese di maggio del 1788, a Vienna. La prima città veniva, per certi versi, vista come un luogo di prova della versione definitiva che poi si sarebbe eseguita nella seconda, cioè a Vienna nel Burgtheater.

Differenza più eclatante è la mancanza nella versione di Vienna dell’aria di Don Ottavio del II atto Il mio tesoro intanto, sostituita con l’aria del I atto Dalla sua pace.

Come spiega, M. Rigon, questa sostituzione?

E’ molto semplice. Lo stesso Mozart nelle sue lettere sostiene che “un’aria per un cantante è come un vestito”. Le arie venivano scritte, cioè, su misura per l’interprete. A Praga la parte di Don Ottavio era stata affidata ad Antonio Baglioni, primo interprete di Tito nella Clemenza di Tito, tenore con caratteristiche vocali completamente diverse da Francesco Morella, interprete viennese di Don Ottavio per il quale Mozart scrisse l’aria Dalla sua pace. Nelle rappresentazioni odierne di Don Giovanni viene solitamente messa in scena una versione ibrida tra l’edizione di Praga e quella di Vienna, prendendo il meglio di ognuna. A Don Ottavio vengono lasciate entrambe le arie, che, essendo state scritte, in origine, ognuna per un differente interprete, hanno caratteristiche molto diverse mettendo a dura prova il cantante ed imponendogli una grande duttilità vocale.

 

Quali sono le altre differenze tra le due versioni e cosa ascolteremo in questo Don Giovanni?

La versione praghese ci costringe - ahimè - ad alcune rinunce, il già citato Dalla sua pace e la bellissima aria di Elvira del II atto, ma ci permette di riaprire il taglio, operato da Mozart stesso nella versione viennese, nel finale secondo, quando Ottavio ed Anno “ricamano” in semicrome la dolcezza del loro amore.

 

Ed il finale? Racchiude un piccolo mistero?

Effettivamente la questione del sestetto finale è abbastanza controversa. Secondo alcune fonti, il principale taglio riguardò il finale del secondo atto, dove venne eliminata la scena in cui si ritrovano tutti i personaggi a commentare la fine di Don Giovanni, con il concertato finale in re maggiore che contiene la morale conclusiva:

“Questo è il fin di chi fa mal: E de’ perfidi la morte alla vita è sempre ugual”.

Secondo altri, il taglio della "scena ultima" sarebbe avvenuto già a Praga; altri ancora sostengono che non sarebbe avvenuto mai, né a Praga, né a Vienna. Per quanto mi riguarda, penso che il finale si debba eseguire in quanto rappresenta la chiusura più consona secondo la codificazione dell’opera buffa.

 

Com’è nata l’idea di riprendere la versione di Praga?

Dallo scorso anno al festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico abbiamo iniziato un nuovo progetto artistico pluriennale - "Ambasciatori di note. Musicisti italiani nelle capitali d'Europa" - che costituisce il filo conduttore dei programmi musicali e si ispira, nelle musiche e negli autori, ogni anno ad una diversa capitale europea, prendendo spunto da un importante titolo d'opera, concepito da un compositore italiano per quella specifica città.

Un risvolto importante della centralità culturale italiana, particolarmente sentita in ambito musicale, fu l'attività all'estero dei maggiori musicisti e librettisti italiani che "esportarono" la musica e la lingua italiane in tutta Europa, da Vienna, a Praga, a Parigi, fino alla San Pietroburgo degli zar.

Le prime tappe del progetto "Ambasciatori di note" hanno visto il festival nell’edizione 2010 a Parigi, con Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Nell’edizione 2011 sarà dunque il turno di Praga, con questa versione del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart.

 

Un Don Giovanni in bianco e nero. Che vuol dire?

A partire dall'edizione 2004 abbiamo iniziato ad inserire l’opera all’interno nella programmazione del Festival, e nonostante i budget ridotti rispetto a realtà più grandi, siamo riusciti a mettere in scena regie (con Michieletto, Micheli, Recchia, giovani registi ora sono alla ribalta internazionale) che sono state molto apprezzate dai critici e paragonate alle regie realizzate da Fondazioni liriche importanti. Quest’anno con i pesanti tagli, la disponibilità economica si è ridotta ulteriormente costringendoci ad una rappresentazione in forma semiscenica dell’opera che verrà rappresentata senza costumi e con l’orchestra disposta sul palco. Ci saranno solo piccoli elementi scenici e pochi ed essenziali movimenti dei cantanti, cercando di utilizzare e sfruttare tutto lo spazio del teatro. Don Giovanni sarà vestito di bianco e tutti gli altri personaggi in nero. Il momento forse più interessante sarà quello della festa a casa di don Giovanni alla fine del primo atto in cui verrà data una rappresentazione alla partitura musicale. In questo punto della partitura vengono, infatti, suonate tre danze contemporaneamente. L’orchestra si dividerà in tre piccoli gruppi che saranno dislocati in posti diversi del teatro.

 

Il momento della festa è molto interessante dal punto di vista musicale e mette in luce, la forte distinzione tra le classi sociali.

E’ vero. Don Giovanni è forse l’opera di Mozart in cui di sente molto la distinzione tra i diversi strati sociali.

Le tre danze di cui parlavo distinguono chiaramente tre tipologie di personaggi: un minuetto, danza lenta e nobile che viene ballata da Donna Anna e Don Ottavio (i due personaggi seri), una contraddanza, ballata dai personaggi buffi (Zerlina e Masetto) ed una danza tedesca molto veloce che viene ballata da Don Giovanni e Leporello.

 

In quest’opera ci sarà anche un debutto di un “veterano” ormai di casa al Teatro Olimpico?

L'idea di questo Don Giovanni all'Olimpico è nata assieme a Lorenzo Regazzo - da qualche anno ospite abituale del Festival - che è uno degli interpreti più noti a livello mondiale di quest'opera, abitualmente però nei panni di Leporello. Qui invece vestirà - credo forse per la prima volta - i panni di Don Giovanni. Ad affiancarlo un cast di giovani cantanti, ma già ben avviati nella carriera, che avranno l’opportunità di essere guidati dalla sua esperienza.

 

Il viaggio del Festival a Praga non si ferma con Don Giovanni...

Come accennato pocanzi, il Festival ha inserito dal 2004 l’opera all’interno della propria programmazione, ma è nato innanzitutto come festival di musica da camera.

Praga sarà presente anche nei programmi dei concerti che ospiteranno artisti e gruppi di grande fama come Sonig Tchakerian, Mario Brunello e Andrea Lucchesini, Michael Radulescu, Ilia Kim, gli Interpreti Veneziani, il Quartetto d'archi della Fenice...

Il 1 giugno ci sarà una vera novità, un “concerto al buio” tenuto dalla violinista Sonig Tchakerian, che presenterà e suonerà musiche di Johann Sebastian Bach tenendo appunto il pubblico nel buio più assoluto in sala.

Completano il ricco cartellone del festival alcuni eventi speciali tra cui il “Progetto Giovani”, realizzato in collaborazione con Banca Intesa San Paolo a Palazzo Leoni Montanari il 2, 5 e 11 giugno, piccola rassegna all'interno del festival che, come ogni anno, darà la possibilità a giovani musicisti di poter mostrare le proprie capacità interpretative.

Non mancheranno poi altre iniziative che faranno da cornice ai concerti, come le conferenze a tema prima dei concerti stessi, tenute da ospiti illustri quali Piero Rattalino, Alessandro Cammarano, Gian Paolo Minardi, Giovanni Bietti, Michael Radulescu, Antonio Quatraro, Giuseppe Nicotra, Paolo Cognolato, Andrea Giacomini e Matteo Marazzi che, per rimanere sul tema di Don Giovanni, terrà una conferenza il 7 giugno all'Odeo del Teatro Olimpico tutta incentrata sulle figure femminili di quest’opera. Ci saranno poi proiezioni di film di carattere musicale e altri eventi che sono per ora “a sorpresa” e che risulteranno certamente delle “chicche”.

 

Due le serate d'opera al Teatro Olimpico, il 27 ed il 30 maggio, che vedranno al suo debutto nel ruolo dell'impenitente libertino uno dei bassi più noti del panorama internazionale, il veneziano Lorenzo Regazzo, ormai tra gli habitué del festival vicentino. Accanto a Regazzo, una compagnia di canto tutta giovane, ma di grande qualità, con il Leporello di Marco Filippo Romano, la Zerlina di Silvia Beltrami, il Masetto di Omar Camata, la Donna Anna del giovane soprano catalano Isabel Rodríguez García, il Don Ottavio del tenore Dionigi D'Ostuni, ed il commendatore di Abramo Rosalen.

Maestro concertatore e direttore Giovanni Battista Rigon, reduce dall'ottimo successo ricevuto recentemente al San Carlo di Napoli dove ha diretto “La Serva Padrona” di Pergolesi, che guiderà in questa occasione l'Orchestra Regionale Filarmonia Veneta ed Coro Iris Ensemble preparato da Marina Malavasi.


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